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venerdì, 30 giugno 2006

MEGLIO NEL CESTINO

Inutili Elucubrazioni, Il Bene Ad Ogni Costo, La Depressione, Gli Attacchi Di Panico, La Polvere E Le Ragnatele Su Certa Cultura,  Le Varie Facce di Certa Politica, La Melanina, Favorisca i Documenti, Era Una Famiglia Perbene, Era Gente Tranquilla,  Troppa Luce, Troppo Caldo, Gli Idioti Cronici,  Il Letto Gelido, Dormire Soli, Insonnia, L'Istituzione Della Santa Chiesa Cattolica, Il Tempo Risolve Le Cose, Dan Brown, Rete quattro, Il Codice Da Vinci, House Music e affini, La mattina presto, I Fratelli Vanzina, Le Unghie Sporche, La noia della solitudine.
postato da: digin alle ore 09:38 | link | commenti (3)
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MEGLIO AVERE SEMPRE

 

Martini bianco, Nero D'Avola, Donna Fugata bianco e ghiacciato, Salina Bianco, Rum, Gin Bombay Saphire, Menta, Zucchero di canna-Succo di limone, coca e schweppes lemon/tonic, Laphroaig e Grand Armagnac. Acqua naturale. Serotonina, I Fiori Del Male Di Baudelaire, Che tu sia per me il coltello di David Grossman, Il meridiano di Pier Peolo Pasolini, Suicide Di Warhol, Tutto Helmut Newton e di Weston + tina modotti, L'enigma Dell'ora Di De Chirico, La Nona Ora Di Cattelan, Lisa And The Scorpion Di Mapplethorpe, Qualunque Follia Di Francis Bacon, Le Angosce Pittoriche Di Munch, Damien Hirst Che Cita Bacon, Il Flutto Molesto Dell'arte Contemporanea, Il Respiro Della Transavanguardia e Achille Bonito Oliva che commenta, Un Sogno Nell'armadio & Gli Scheletri Nel Cassetto, Disegnare Anche Se Male, Scrivere Anche Se Male, La moleskine nera, Fotografare Anche Se Male, Delitto & Castigo Di Dostoevskij, Guerra e pace, L'arrivo Di Nietzsche Sul Cranio Della Morale, Un Biglietto Per Roma | Quebec (qualsiasi metà va bene) | Milano | Praga | Parigi | Berlino | Londra | Lisbona,  Un Appartamento nella Berlino Est, Un Cuore, La Musica Come Fumo Nell'Aria, Le Lacrime, Blob, I Film Di Raitre Quando Sei In Condizioni Pietose, Una Sigaretta Quando ne ho voglia, Una Volvo scassata di nome Poison Ivy, Il portatile che legga dvix, Un Bacio, Un Abbraccio, La Rabbia Migliore, Il Gorgogliare Di Certe Paranoie.

postato da: digin alle ore 09:31 | link | commenti (1)
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Photo

Non mi fotografo mai, preferisco essere il punto di vista, il fuoco obbiettivo o l'obbiettivo focale, fai tu... e mi piacciono gli scatti casuali, rubati. Le pose sono per i grandi maestri.

Oggi sfumo poco, preferisco il bianco e nero e i contorni netti. Silvia Camporesi è la mia nuova scoperta. ''Remember Me'' 2006.

postato da: digin alle ore 07:56 | link | commenti
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Prima di morire Kant dixit:

ES

IST

GUT

SO...

postato da: digin alle ore 07:41 | link | commenti
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On air...

BACH-suonata per violino e pianoforte n.4- quasi i miei pensieri si fossero infiltrati nei tuoi scaricando l'adrenalina che fino un attimo fa mi aveva posseduta. mente che saltella...ermetismo fluttuante. on n'a pas besoin de dormir pour rever, dice verlaine. e  stanotte mi hai squillata, avevo le cuffie nelle orecchie e il lettore acceso. ero sveglia...mi sono chiesta come stai.

postato da: digin alle ore 07:39 | link | commenti
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giovedì, 29 giugno 2006

L'epimostro

"Verranno giorni con le sottane dei preti aperte, portando la croce, i tabernacoli, i ninnoli insolenti,
verranno le migrazioni dei filosofi-fabbricanti, che secernono tessuto e materia per dei gentili retori
pallidi, che hanno una grande passione per l'Uomo e davvero masturbati dal suo destino
attraverso il loro e quello di lui, verranno i maniaci del cristianesimo, i signori missionari pederasti,
le signorine illuminate per cui le mestruazioni sono le stimmate e la fede gli slanci del sesso,
verranno le piccole mignotte, e dietro le loro natiche i principi servitori dalle braccia cariche
dei girasoli della follia, verranno i vegliardi incendiari, i poeti che galleggiano sulla seta e
sull'oppio, verranno gli amanti della troia, i teorici della fortuna, i chirurghi specializzati in vanità:
i laureati della rivoluzione."

                                     Nicolas Genka

postato da: digin alle ore 16:26 | link | commenti
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Trieste

Che cos' è Trieste? La città "nevrotica" di Saba, tormentata da un perenne senso di non appartenenza, la città della solitudine in mezzo agli altri, delle lunghe passeggiate senza meta di James Joyce, felice di essere lasciato solo con se stesso? Oppure è la città del mare a ogni angolo, del sole, del cibo, dell'aria aperta, morbida, edonista, profondamente mediterranea? è tutte e due le cose insieme, luce e buio, caldo e freddo, piacere e severità. 

Luogo dove la storia è ancora carne viva, dove convivono la memoria della Risiera e quella delle foibe, un posto zeppo di rabbia, dolore e morte. Ed è per questo che i triestini esibiscono una sorta di gaiezza compensativa, una volontà di godersi le cose della vita, forse per superare, rimuovere. Ci sono punti di osservazione privilegiati, itinerari per capire. Bisogna essere nati qui, per arrivare subito al dunque. Per arrivare al rapporto intimo di Trieste con il mare, quell' arrampicarsi sugli scogli tutto l' anno, per leggere un libro, per mangiare, per tuffarsi, quando soffia la bora gelida, quando il sole picchia come nel più meridionale dei porti.

L' acqua, l' orizzonte, la libertà, anche quella di spogliarsi davanti a tutti, sul lungomare d' accesso alla città, piacere non esibizionista del corpo, edonismo interiore. Trovo nella laicità dei comportamenti, nello stile easy going dei triestini, una delle ragioni per cui esperienze forti, come l' apertura del manicomio, voluta da Franco Basaglia, sono state vissute con atteggiamento dialettico. Città di confine, città borderline. All' ora di pranzo, "Il Posto delle Fragole", storico locale aperto dentro le mura dell' ex ospedale psichiatrico, è pieno di gente qualsiasi, operai e studenti. 

Non c' è più traccia del fascino della follia, finalmente. Solo gente che mangia e beve. E che poi andrà al mare, a riflettere sulla vita.

Ieri ho conosciuto una ragazza triestina.

postato da: digin alle ore 16:18 | link | commenti
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mercoledì, 28 giugno 2006

periferiche re[pulsioni]

torno.
come una promessa.
nei primi giorni d'estate.

ed è vero, ci si affeziona si.
alle presenze che non conosci.


mi sono chiesta se ho ideali,appartenenze, dipendenze magari anche morbose.
i viaggi
le partenze, i ritorni.
gli addi.
cos'altro.
il mio incessante dialogo interiore. tormentato e tormentante. che cerca forse solo domande...
ho pulsioni, slanci, armonie improvvise, disincanti, precoci e tardivi.
illusioni, conferme, delusioni cocenti.
i piaceri e i dispiaceri non si finiscono mai di contarli...
il tutto è spesso ricoperto da rumori, da suoni, dal vento, da musiche, da canzoni, ben poco importa se passate di moda.
tutto è ricordo...sensazione...cancellazione apocrifa...distrazione dal se ardua, spesso inutile.
più inutile di questo post...
ma tutto è emozione.
tradita sepolta offuscata viva ferocemete presente.
viste attraverso gli eventi le vite si somigliano un po'tutte.
il cinema non può essere che finzione nella misura in cui non fa altro che raccontare tutto questo in tanti modi.
certo ci sono i contesti.
ci sono le storie...
ma le storie mi ricordano quel gioco di unire i puntini numerati...ogni volta viene fuori una figura diversa ma il trastullo è sempre quello.
cosa sarebbero le sceneggiature private di questi eventi?
forse altro.
forse l'essenza dell'immagine.
chissà come sarebbe girare l'esistenza senza eventi.
senza una storia nè sceneggiatura.
far parlare le parole...far vedere le immagini...
tutto non è altro che ricerca, devo cercare arrancante e dare un significato a questo tutto...uno qualunque, purchè ne sia capace.
sto cercando un faro...palagruza...
minuscolo paradiso.

postato da: digin alle ore 14:14 | link | commenti
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[due invocazioni e un atto d'accusa]

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati.

Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.

Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.

Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

Uomini cui pietà non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

Fabrizio De Andrè -Recitativo-

postato da: digin alle ore 14:09 | link | commenti
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Non possiamo
strappare un respiro
da ciò che è vecchio.
Il passato sta
sotto una corazza di ferro
e tappa le sue orecchie
con cotone di vento.

Federico Garcìa Lorca

postato da: digin alle ore 10:35 | link | commenti (2)
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