
Marias è stato abilissimo nel mettere a nudo i meccanismi assurdi in cui la mente umana si perde, trasfigurando la realtà, trasformando un particolare in dettaglio ossessionante, ricorrente. Abilissimo nel seguire i movimenti del pensiero, associazioni bizzarre, quel cinismo che è in ognuno di noi, perchè il pensiero non è convenzionale, nè educato, è totalmente disancorato dalla realtà, vi cerca appiglio, ma quell'appiglio è ingannevolmente reale. La morte e tutto ciò che ne consegue(si cancella la memoria di chi muore ma chi muore non muore mai del tutto finchè viene ricordato e resta il nome, giace dentro e "incanta" per continuare a vivere da qualche parte); il filo a cui tutti siamo appesi, equilibrio fragile, cade, ma da che parte non lo si sa, quanto poco è mancato perchè la vita non sia questa ma un'altra; il tempo scorre e di quanto poco rimane traccia..tutto questo attraverso uno stile accattivante, che non lascia fiato, un monologo di immagini, così denso di significato che quelle immagini me le sono viste davanti, nitide,con il minimo sforzo di immaginazione...Un libro che squarcia. I personaggi si muovono in una Madrid contemporanea, dalla geografia reale, tra luoghi noti a chiunque abbia visitato la città. Il loro mondo interiore, invece, come il loro immaginario, appartiene alla sfera del sogno, dell’incantesimo, e fa riferimento soprattutto alla letteratura. C’è in questo romanzo di Javier Marías tutta la forza di certi personaggi shakespeariani, il loro sentimento tragico della vita, il loro dibattersi nell’inganno – "vivere nell’inganno o essere ingannati è facile, e anzi è la nostra condizione naturale: nessuno va esente da questo e nessuno è stupido per questo (...) tuttavia ci sembra intollerabile, quando alla fine sappiamo" –, l’idea di non essere in salvo, la cospirazione, l’usurpazione e la morte. Molti di loro sono haunted – "ciò che i fantasmi fanno con i luoghi e con le persone che frequentano o spiano o rivisitano; inoltre (...) incantare, nel senso di incantamento" –, e il concetto è ripetuto molte volte nel testo, sempre facendo ricorso all’intraducibile vocabolo inglese.