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mercoledì, 27 settembre 2006

GrgioPerla

Ho ripreso a dormire. Non so quanto durerà. Per ora è così. Ma non è di
questo che ti voglio parlare, quanto piuttosto della mia ultima notte. Che è
stata una di quelle notti di velluto. Velluto grigio perla.
Una di quelle notti che ti metti a letto e i ricordi piano si affacciano
dietro alle palpebre chiuse, o aperte, tanto è buio, non si capisce bene. E
poi è lo stesso. Mentre aspetti di addormentarti, ma il sonno tarda ad
arrivare. Ti senti stanca, ma i pensieri non ne vogliono sapere di lasciare
la mente libera. Di sognare. I pensieri inchiodano al cuscino un flash back
dietro l’altro come luci a intermittenza. Via una, l’altra.
Allora ti ricordi della tua casa, la casa del silenzio, prima, molto prima
della maledizione del rumore interiore, che ti insegue da quel giorno,
quando te ne andasti via, forse per sempre, piangendo. Un rumore
assordante---martellate dritte al cuore.
E ti ricordi di tutte le facce che non vedi più da un’infinità di tempo,
amici cari, che hai perduto come si perde un anello nella sabbia, senza
nemmeno accorgertene, si sono sfilati dal dito e adesso vivono di vita
propria, chissà dove. Chissà perché ci pensi solo adesso. Un po’ ti mancano,
ti mancano quegli anni. O magari no, è solo nostalgia passeggera. Passerà.
Come tutto del resto.
Ti ricordi particolari minuscoli che non sembra nemmeno avere un senso
ricordarli: di te seduta per terra nella tua vecchia camera da letto a fare
scivolare la mano sul parquet. Della cassettiera sempre troppo piena che
non riuscivi mai a chiudere fino in fondo. Delle ombre sul soffitto.
Oppure dei rubinetti del tuo bagno o delle maniglie delle porte, di quella
crepa nell’intonaco, lunga e sottile, che quando eri piccola seguivi col
dito fino a che non ci arrivavi più. Della vasca da bagno in cui annegavi le
tue domande. Sempre alla ricerca di risposte che ti divertivi a immaginare
come volevi tu. Sospesa tra illusioni, desideri che si infrangevano con una
realtà diversa da come l’avresti voluta. Più brutta, più bella? Non so.
Semplicemente diversa.
Che senso ha ricordare questi particolari minuti? Ogni cosa come l’hai
lasciata. Ritrovare, ritrovarti. Un senso c’è. Tu lo sai.
E poi ti ricordi di tutte le facce cha avevi dimenticato, una sequenza di
facce a cui non sai accoppiare neanche un nome, nomi non ce ne sono più
disponibili.
Eppure rivedere quelle facce ancora tutte più o meno lì ti fa un misto di
tenerezza, di stupore e di tristezza.
- E’ una notte interlocutoria e per qualche minuto ti senti come in procinto
di un rientro in grande stile in una realtà che non esiste più. Come se dopo
una lunga preparazione a riavvolgere i ricordi, ti presentassi a bussare ad
un portone per sentirti dire che le persone che cercavi hanno traslocato da
tempo. Strana sensazione. Color grigio perla -
E che cosa ricorderai di adesso fra, che so, venti anni? Trenta? Quando
forse te ne sarai andata anche da questa casa e chi sa dove sarai e chi sa
se sarai capace di ricordare qualcosa?
Se verrà ancora un’altra notte di velluto grigio perla, come quella che è
arrivata ora, quali saranno i particolari che accompagneranno il tuo
silenzio e che ti faranno commuovere nel ricordarli ?
E quali quelli che avrai dimenticato, che a guardare il vuoto che hanno
lasciato ti verranno proprio i lucciconi agli occhi?
Come quelli che ti sono venuti ora, che invece faresti meglio a dormire, che
faresti meglio ad accendere una piccola luce, così il velluto grigio perla
tornerà da dove è venuto e si potrà tenerlo a bada per un altro po’.

Se resto sul lido,
se sciolgo le vele,
infido, crudele
mi sento chiamar.
E intanto, confuso
nel dubbio funesto,
non parto, non resto,
ma provo il martìre,
che avrei nel partire,
che avrei nel restar.


Pietro Metastasio, Didone Abbandonata, Atto I - Scena XVIII


 

postato da: digin alle ore 09:23 | link | commenti
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martedì, 26 settembre 2006

Squarcio nel sublime

milla jovovich

milla   Milla Jovovich...

postato da: digin alle ore 17:10 | link | commenti (4)
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SIDEWAYS

 

SIDEWAYS- in viaggio con Jack

''il vino è un essere vivente. amo immaginare l'anno in cui sono cresciute le uve di un vino. se c'era un bel sole...se pioveva. e amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. se è un vino d'annata, penso a quante di loro sono morte.
mi piace che il vino continui ad evolversi. mi piace pensare che se apro una bottiglia oggi, avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se la aprissi un altro giorno. perchè una bottiglia di vino è qualcosa che ha vita ed è...in costante evoluzione e acquista complessità finchè raggiunge l'apice...come il tuo Cheval Blanc del '61. e poi comincia il suo...lento...inesorabile declino. e poi...cazzo quanto è buono!''

hai mai visto SIDEWAYS?
in quel - DI LATO -
è riassunto tutto il film.
Payne distrugge lo stereotipo dell'idea dell'uomo e della donna californiana. del mito americano.
il vero obiettivo de film, attraverso il veicolo del vino, potrebbe essere quello di rimettere in discussione le generalizzazioni circa la presunta assenza di una cultura americana.
ho trovato molti riferimenti a kerouac in questo senso.
ma anche a M. Pirsig e alla fascinazione delle strade laterali.

il film è stata una visione notturna, dall'1.05 alle 3 e qualche minuto ho sperato che qualcuno bussasse alla mia porta con una bottiglia di amarone recioto.

postato da: digin alle ore 16:08 | link | commenti
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The color is red

dimmi
di una me a pezzi
ricomposta e rossa
dammi
una me ricomposta
a pezzi
e rossa

postato da: digin alle ore 15:55 | link | commenti
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lunedì, 25 settembre 2006

PORCUPINE TREE CONCERT. Un appunto sul cellulare.

concert...

TRAINS

Train set and match spied under the blind
Shiny and contoured the railway winds
And I've heard the sound from my cousin's bed
The hiss of the train at the railway head

Always the summers are slipping away

A 60 ton angel falls to the earth
A pile of old metal, a radiant blur
Scars in the country, the summer and her

Always the summers are slipping away
Find me a way for making it stay

When I hear the engine pass
I'm kissing you wide
The hissing subsides
I'm in luck

When the evening reaches here
You're tying me up
I'm dying of love
It's OK


CAOS CALMO

Rolling Stone di Milano 19/09/2006
I porcospini hanno trasportato me e C. in un mondo affollato di visioni psichedeliche e soffici. a tratti terribili. nessuno scampo.
poi è stata la volta di poesia fluida inserita in uno sfondo oscuro, come se suonassero la musica dell'apocalisse. di nuovo il ritmo ti avvicina alle vertigini attraverso rumori in libertà ed echi. senza sosta....
non potevo non chiedere plettro consumato. Steven aveva stranissimi piedi nudi che fotografavo esorcizzando un corto circuito che potesse renderlo polvere al suolo. All'uscita ci siamo precipitate in via brioschi: arrabbiata + cameriera bionda pazza + sottofondo musicale anni '70. ROCK.

postato da: digin alle ore 16:04 | link | commenti
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LA VAMPA DELLE IMPRESSIONI

La forza dell'indignazione aveva scosso quel flusso dei pensieri senza corpo.
Il rapimento era sbilenco e di colore indefinito.
La testa appesa.
Il tempo perso.
E un grande uncino adeguato come spina dorsale.
E in qualche istante speciale un brivido dipinse la smorfia dello sdegno, e uno schiocco alle emozioni riscaldò dal freddo.
Le narici che ingoiano nausea ed espellono fiele, gli occhi che giurano abbandono, il cervello che bolle per il fuoco in superficie: l'indignazione ha questa faccia, e indossa stivali neri come la pece... per schiacciare le tentazioni.
La malia dell'indignazione ha dunque scosso quel flusso dei pensieri senza corpo.
E un sacro paonazzo ardore ha scacciato quei colori lontani, ed ha acceso di rosso scarlatto il pulviscolo delle impressioni.
Lunghe mani bianche e sottili, nervose di candore, schiaffeggiano l'aria malata: sublima il buon gusto e s'accascia la comune opinione.

L'indignazione è rara (quella vera).
Ed io odio il carcere
postato da: digin alle ore 15:27 | link | commenti
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martedì, 12 settembre 2006

inserzione per una casa in cui non voglio abitare

                    oh, le plaisir de la table
               e plaisir sur la table
               du cuisine


[safety scissors feat. françoise cactus - l'amour d'la cuisine]

postato da: digin alle ore 18:09 | link | commenti (4)
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...

                                    

[me and you and everyone we know - soundtrack]
postato da: digin alle ore 17:51 | link | commenti
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Miranda July

Me and You

Me and you and everyone we know

Vieni a vedere un filmetto?
Da te o al cinema?
No, pensavo da me. Perché? C'è qualcosa di carino al cinema?
Non so, è un po' che non guardo. Quello che c'era la settimana scorsa non mi
interessava molto.
Mi hanno parlato bene di quello, come si chiama... Me and you.
And everyone we know?
Non so, fai tu, io non chiamo nessuno che non ho voglia.
No, intendo il titolo del film. Dici Me and you and everyone we know?
Ah. Sì. Credo. Sì. Andiamo a vedere quello?

Aggiudicato. Il titolo mi piace. Ho visto il manifesto passando davanti al
cinema e mi attraeva.

Ore 22.30. Ci sediamo nella sala rimessa a nuovo. Completamente azzurra. Le
luci si spengono. Il proiettore fa stack zzzzz e il fascio di
luce attraversa la sala fino allo schermo. La pellicola comincia a girare.
Frame dopo frame.
Un'ora e mezzo di mondo parallelo scritto e diretto da una performer e video
artista statunitense, Miranda July. Non posso raccontare il film. Non
riesco. Va visto. Bisogna riderci, sorprendersi e piangerci dentro. Dentro
quel mondo dove tutte le brutture della vita restano tali solo in potenza
e cedono alla meraviglia della vita stessa. Dove i conflitti finiscono in
tenerezza infinita e sopportabile poesia. Dove chi sembra un'isola alla
deriva, sganciata dal continente sociale, si rivela esserne il collante
stesso. Che poi siamo tutti così. Ognuno apparentemente sganciato e ognuno
parte dell'unica indivisibile crosta umana. Avrei voluto che quei frame non
finissero mai. Con tutte le loro imperfezioni e le ingenuità. Con le
assurdità che raccontano in modo lieve, quasi onirico, surreale. Quelle da
cui la vita stessa non può prescindere. Perché la vita è piena di assurdità
e di momenti eccezionali, surreali, che cerchiamo sempre, ma che neghiamo
ogni giorno, che neghiamo mettendo tutto in ordine. Facendo tornare i conti
che i conti devono sempre tornare. Chi è capace di non farli tornare per
forza i conti, ma di vedere cosa esce fuori da ogni giorno, forse riesce a
sentire qualcosa in più, di tutto il mistero di ciò che siamo.

E a proposito. Anche questo è di Miranda July: Learning To Love You More.
Per giocare e imparare a volersi un po' più bene. Perché si impara giocando.
Quando siamo piccoli lo sappiamo bene. Poi, crescendo, chissà perché ce ne
dimentichiamo. O peggio, il gioco diventa inadeguato. Triste.

postato da: digin alle ore 17:34 | link | commenti (1)
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Canzone per l'estate

Fabrizio De André

(1975)

Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
a tua ultima canzone per l'estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare

postato da: digin alle ore 17:21 | link | commenti
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