
Ho ripreso a dormire. Non so quanto durerà. Per ora è così. Ma non è di
questo che ti voglio parlare, quanto piuttosto della mia ultima notte. Che è
stata una di quelle notti di velluto. Velluto grigio perla.
Una di quelle notti che ti metti a letto e i ricordi piano si affacciano
dietro alle palpebre chiuse, o aperte, tanto è buio, non si capisce bene. E
poi è lo stesso. Mentre aspetti di addormentarti, ma il sonno tarda ad
arrivare. Ti senti stanca, ma i pensieri non ne vogliono sapere di lasciare
la mente libera. Di sognare. I pensieri inchiodano al cuscino un flash back
dietro l’altro come luci a intermittenza. Via una, l’altra.
Allora ti ricordi della tua casa, la casa del silenzio, prima, molto prima
della maledizione del rumore interiore, che ti insegue da quel giorno,
quando te ne andasti via, forse per sempre, piangendo. Un rumore
assordante---martellate dritte al cuore.
E ti ricordi di tutte le facce che non vedi più da un’infinità di tempo,
amici cari, che hai perduto come si perde un anello nella sabbia, senza
nemmeno accorgertene, si sono sfilati dal dito e adesso vivono di vita
propria, chissà dove. Chissà perché ci pensi solo adesso. Un po’ ti mancano,
ti mancano quegli anni. O magari no, è solo nostalgia passeggera. Passerà.
Come tutto del resto.
Ti ricordi particolari minuscoli che non sembra nemmeno avere un senso
ricordarli: di te seduta per terra nella tua vecchia camera da letto a fare
scivolare la mano sul parquet. Della cassettiera sempre troppo piena che
non riuscivi mai a chiudere fino in fondo. Delle ombre sul soffitto.
Oppure dei rubinetti del tuo bagno o delle maniglie delle porte, di quella
crepa nell’intonaco, lunga e sottile, che quando eri piccola seguivi col
dito fino a che non ci arrivavi più. Della vasca da bagno in cui annegavi le
tue domande. Sempre alla ricerca di risposte che ti divertivi a immaginare
come volevi tu. Sospesa tra illusioni, desideri che si infrangevano con una
realtà diversa da come l’avresti voluta. Più brutta, più bella? Non so.
Semplicemente diversa.
Che senso ha ricordare questi particolari minuti? Ogni cosa come l’hai
lasciata. Ritrovare, ritrovarti. Un senso c’è. Tu lo sai.
E poi ti ricordi di tutte le facce cha avevi dimenticato, una sequenza di
facce a cui non sai accoppiare neanche un nome, nomi non ce ne sono più
disponibili.
Eppure rivedere quelle facce ancora tutte più o meno lì ti fa un misto di
tenerezza, di stupore e di tristezza.
- E’ una notte interlocutoria e per qualche minuto ti senti come in procinto
di un rientro in grande stile in una realtà che non esiste più. Come se dopo
una lunga preparazione a riavvolgere i ricordi, ti presentassi a bussare ad
un portone per sentirti dire che le persone che cercavi hanno traslocato da
tempo. Strana sensazione. Color grigio perla -
E che cosa ricorderai di adesso fra, che so, venti anni? Trenta? Quando
forse te ne sarai andata anche da questa casa e chi sa dove sarai e chi sa
se sarai capace di ricordare qualcosa?
Se verrà ancora un’altra notte di velluto grigio perla, come quella che è
arrivata ora, quali saranno i particolari che accompagneranno il tuo
silenzio e che ti faranno commuovere nel ricordarli ?
E quali quelli che avrai dimenticato, che a guardare il vuoto che hanno
lasciato ti verranno proprio i lucciconi agli occhi?
Come quelli che ti sono venuti ora, che invece faresti meglio a dormire, che
faresti meglio ad accendere una piccola luce, così il velluto grigio perla
tornerà da dove è venuto e si potrà tenerlo a bada per un altro po’.
Se resto sul lido,
se sciolgo le vele,
infido, crudele
mi sento chiamar.
E intanto, confuso
nel dubbio funesto,
non parto, non resto,
ma provo il martìre,
che avrei nel partire,
che avrei nel restar.
Pietro Metastasio, Didone Abbandonata, Atto I - Scena XVIII