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mercoledì, 22 novembre 2006

LITTLE MISS SUNSHINE

tutti perdono pezzi...
magnifico cast di caratteri.
questo film ha un umorismo affilato come un rasoio!!!
le riprese del concorso di bellezza per bambine ( riprese peraltro autentiche) è grottesco.
davvero agghiacciante.
a quel punto creare volontariamente gag sullo schermo diventa inutile,
la realtà supera la fantasia...

postato da: digin alle ore 17:53 | link | commenti (2)
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Il suono del silenzio


Adesso.

Stordimento divorato
Illusorie profezie
Leziose prediche
Estorte euforie.

Nutrono sparpagliata
Zizzania ad arte
Insinuano volti
Ossessionati d’enigmi.

 

postato da: digin alle ore 11:26 | link | commenti (2)
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Pearls...

postato da: digin alle ore 11:24 | link | commenti
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martedì, 21 novembre 2006

Sete

(This must be) Underwater love

Caduta in uno stato di semi incoscienza. Mi sono addormentata nella vasca da
bagno.
Mi piace il vapore dell’acqua, la condensa che ricopre lo specchio. Acqua
evaporata che danza con i miei pensieri più dolci e pericolosi… in uno stato
di totale abbandono.
[I sogni che si fanno quando il corpo è sommerso da un velo di calore
rappresentano l’eterna dimora della sensualità avvolgente].
Una figura indistinta è venuta attraverso la nebbia: ha posato la sua mano
sul mio viso sudato, sussurrando una cantilena ritmata da suoni tentacolari,
abissi di luce che si dipanano passando attraverso gli
occhi-chiusi-trafitti.
Ha appoggiato, poi, la sua mano pesante sul mio petto.
[Echi lontani coprono le distanze, riaffiorano sopite inconfessabili
pulsioni. Sentinelle d’argilla aprono i cancelli].
Una testa si è immersa nell’acqua e, piegandosi sulla pancia, si è messa
ad ascoltare .
[Vibrazioni liquide risuonano, desideri polifonici si nutrono impavidi
scivolando dentro di me. Euforizzante].
Ho provato una sensazione così forte che ho (quasi) perso conoscenza,
rischiando di annegare nell’onda magnetica che mi ha tolto il respiro.
Riemergo, di colpo: stranita riprendendo possesso di questa mia carcassa.
Sete: ecco cosa mi rimane addosso.

An Underwater Kiss for You





This must be underwater love
The way I feel it slipping all over me
This must be underwater love
The way I feel it

O que que é esse amor, d'água
Deve sentir muito parecido a esse amor
This is it
Underwater love
It is so deep
So beautifully liquid

postato da: digin alle ore 16:08 | link | commenti
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giovedì, 09 novembre 2006

A Kirlian kiss

Finalmente *!
Eccomi di nuovo nel mio “carapace” *. E questa volta sono obbligata a
starci almeno 5 giorni tranquilla e buona. Senza uscire. Rispetterò
l’ordine universitario alla lettera non per cieca ubbidienza ai grandi studiosi di diritto
, ma per volontà personale. Diciamo che prendo spunto da un dovere
contingente per esaudire un desiderio che altrimenti non avrei potuto
realizzare.
Leggere, scrivere, ascoltare musica, pensare, leggere, scrivere, ascoltare
musica, pensare, leggere, scrivere, ascoltare musica, pensare… [refrain].
Guardare la tv non rientra nei miei piani. Ho collegato il lettore dvd della coinquilina alla tv paleolitica in stato di equilibrio
precario - vedrò qualche film o concerto live.
Sarà piuttosto semplice abituarsi a questa vita sedentaria e inusuale per
me.
Stanotte mi è capitato di sentire un pezzo in una versione
sorprendente...
La voce che all’improvviso canta “Harvest Moon” di Neil Young è quella di
Cassandra Wilson.
Non so cosa è accaduto, ma è stato come se nella stanza entrasse un soffio,
una specie di nebbia anestetizzante. Tutto è nebbia. Ma non ho paura di
perdermi.
Ascolto attenta i suoni che prima lontani, poi sempre più vicini, vengono a
vedere chi sono. Come le lucciole di notte nei boschi, che se ne stanno a
palpitare tra gli alberi, gli arbusti, lungo i fossati in cui scorre qualche
ruscello. Se cammini lungo il ruscello notturno, in silenzio, cominciano a
volarti intorno, rapidissime, leggere. Ti sfiorano. Vengono a vedere chi
sei.
Ma io chi sono?

[Detumescenza.
Col tempo ho imparato a dissimulare il desiderio di capire ciò che sono
costretta ad accettare, sotto l’apparente dimenticanza. Edotta ingenuità la
mia.
Fingere per arrivare alla destrutturazione di ogni rapporto.
Da qui ripartire, ogni volta, attraverso un percorso sfibrante di situazioni
inadeguate, improbabili asserzioni, postille prive di necessità, contatti
che si autocelebrano, soffocanti e soffocati dalla loro stessa malnutrita
aspirazione a diventare esperienze uniche e indimenticabili.
Superficiali, effimeri come un deodorante per ascelle, squallide vocazioni,
sotterfugi dai perimetri cerebrali limitati con la tendenza a ricorrere
piaceri minimi.
Odio fuggire il sole per scaldarmi al gelo delle novità, distratta amante
delle vanità. Odio occupare appartamenti in condomini di utopia. Mi fanno
sentire addosso l’atmosfera di un villaggio claustrofobico.
Contorsioni dell’anima: forti tensioni e momenti di riconciliazione si
alternano fino a compenetrarsi in dissolvenza.
Reminescenze di una lacerazione. Trovo cocci di specchi deformanti di una me
inesistente in cerca di sé. Di un dolore di sé, persecutorio e
perseguitante, che appoggia le sue labbra sulle mie, con morbido sapore mi
bacia succhiandomi energie nelle notti dal cielo color malva.
L’oscurità mi va bene per riflettere: quando i miei pensieri si perdono, è
alle tenebre che mi aggrappo ancora, come se qualcuno mi gettasse una corda
che io afferro, e poi mi dondolo fino a trovare la calma del mio stato.
Le voci risuonano in modo diverso nella solitudine (intesa non come ciò che
mi separa dagli altri, ma come quello che vorrei mi legasse a loro, in
profondità. Siamo tutti soli. Ma esserne consapevoli dovrebbe portare a
creare dei legami di compassione con chi ci è vicino. O no?)
La vita mi provoca. Posso percepirla in tutta la sua evidenza. Ho sempre
cercato un equilibrio, l’equilibrio di tutto il mio essere nel mondo.
In verità sono alla ricerca del baricentro, di quel punto esatto che spetta
ad ognuno e ne definisce il posto, al di là del dolore e della frustrazione:
il luogo del suo adempimento.
Individuando quel desiderio violento di essere altrove, o meglio di
ritrovare un posto ideale quasi che un tempo l’avessi conosciuto, eccomi ad
un rinnovato punto di ripartenza: big bang della coscienza in cui l’avvenire
è più da inventare che da scoprire.
Vivo in libertà sorvegliata da me stessa.
Non procedo nello spazio. Procedo nel tempo.
Stand by.
Pausa di riflessione. Presa di distanza non da me stessa, ma dal mondo.
Riappropriarsi del tutto attraverso il niente delle incoerenze frammentate
sparse davanti agli occhi.
Mi istruisco sulle chiavi e sui grimaldelli per aprire segreti, paure,
reticenze, istinti.
L’intuizione è l’incarnazione meno ostacolata della natura, l’espressione di
una forza vitale in cui i sensi si elevano.
Violenta è la mia delicatezza per diventare “spiritualmente” libera].

Stanotte mi è capitato di sfogliare un libro di immagini
dedicate alla fotografia Kirlian: sono rimasta letteralmente catturata dai
colori, intrappolata dalle forme, folgorata dall’energia che sprigionano. Mi
piacerebbe approfondire meglio l’argomento.
Mi incuriosisce e affascina. Non sono molte le “cose” che mi fanno questo
effetto.

Vi mando un bacio Kirlian….impossibile da descrivere, per visualizzarlo vi
autorizzo ad usare tutta l’immaginazione che volete…



postato da: digin alle ore 17:08 | link | commenti (2)
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mercoledì, 08 novembre 2006

Ferro3 -la casa vuota-

"E' come un gemito da un abisso.
La terra ferita urla
e la sua voce si fa pian piano più forte.
La voce giunge
dalle profondità
come da una feniditura di un abisso,
un abisso ruggente"

Antonin Artaud

“Difficile dire se il mondo sia realtà o sogno”: così si legge sullo schermo
nero alla fine di 'Ferro 3 - La casa vuota'.
Una frase che racchiude tutto il significato della pellicola.

Quando è uscito non ce l’ho fatta a vederlo al cinema.
Poi è arrivato il dvd che per me, fino al 31 ottobre 2006, significava
“avere il pane ma non i denti”.
Oggi, grazie alla tardiva ma efficace applicazione della dentiera, mi sono
masticata con gusto i silenzi lasciati parlare fino all’ultima scena del
fim, che riportano ad atmosfere fiabesche e sognanti tipiche dell'intimismo
orientale.
Le parole? Non servono per descrivere la forza comunicativa dei gesti, della
tattilità degli sguardi, dei movimenti del corpo.
Le parole? Non servono per imparare a nascondersi nello spazio vuoto, nello
spazio residuale. Dove l’occhio non arriva…(forse) proprio lì c’è la
libertà.
Fotogramma dopo fotogramma, ho visto un film surreale dove l’immaginario
prevale sulla realtà, dove tutto è poesia…per certi aspetti molto simile
alle liriche di Salinas, in particolar modo quelle legate al tema della
solitudine.

 

postato da: digin alle ore 17:41 | link | commenti (1)
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martedì, 07 novembre 2006

Testa.

postato da: digin alle ore 15:55 | link | commenti
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Nodo...Da sciogliere.

Corda sottesa che non si spezza mai.
Consuma lenta, nel chiarore dell’alba, sminuzza irridente porzioni di mani
sudate che a lei si aggrappano in cerca di un sogno senza orizzonti. Voci,
elastiche, rimbalzano - tum-tum-tum - cambiando percorso, ritornano davanti
alla porta di casa. Insignificanti.
Zerbini di noia velata che si appaga trapassando le labbra, sempre attenti
a non farsi riconoscere.
Arrivano proprio qui. E io non sono mai puntuale, per poi domandarmi il
senso di questo rincorrersi che non mi appaga.
Corda tesa impicca i miei errori, inciampa le paure che mi scavano gli occhi
nel momento in cui lo sguardo, opalescente, ipnotizzato dall’estro, si
genuflette con cautela e destrezza.
Sbarazzami dalle nevrosi cristallizzate nella percezione dell’altro da sé.
Estorcimi il peccato veniale che ho gettato nei meandri del labirinto =
perdere il controllo. Equilibrista senza rete.
Lega il tempo, allenta la presa.
Bondage di sentimenti mediocri si accavallano tra il collo e le viscere.
Fino in fondo al blu.
Sollevami leggermente sulle punte con insospettabile naturalezza. Non chiedo
di più.
Sono pronta. Sistemo con cura le bende nei cassetti per eventuali
spargimenti di sangue. Sferrando colpi sul cuscino impotente. Battaglia. La
sua estensione sarà proporzionale alla porzione di cuore interessata. Già
sento che mi farà male, ma voglio crederci...ancora una volta.


Non so se ti è mai capitato. Di avere un pensiero martellante nella testa.
Che ti trapana il cervello. Che non sai come definire, di cui non capisci i
confini, non delinei la figura. Più cerchi di spostarlo, più ritorna e
ricomincia a trapanare spappolando l’obiettività. La poca rimasta incolume.
Se mai l’hai avuta da quando la sua presenza ti tortura aspettandoti non
appena abbassi le difese. Basta un attimo.
Così mi sento adesso. Il contorno di un hamburger di illusioni, verità,
desideri, sogni, allucinazioni, visioni, celebrazioni, convinzioni,
contorsioni cerebrali.
Un piatto caldo pronto per essere triturato con voracità. Brucio. Avrò la
febbre? Rispondo con una domanda (anche se di solito non si dovrebbe) : “ed
quid amabo nisi quod aenigma est?”

senza difese ti abbraccio.

postato da: digin alle ore 15:54 | link | commenti
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Notre-Dame

E' una ricognizione per epifanie, deliri, nenie, canzoni sacre, disvelamenti e apparizioni.
spazio.
non un luogo, in cui irrompe l'innaturale inferno.
dentro sembra tutto sacro, ogni oggetto è alacre e vivo; può essere tormentosamente...gotico.
ustionato e consacrato da un destino: dolore.
quello spazio è insieme chiuso e spalancato; esclude il "mondo" ma penetra in una profondità vertiginosa da cui sale una intollerabile dolcezza di fiamme e di luce.
spazio...in cui il tempo stesso viene meno, le notti si dilatano, i giorni non hanno limite nè scansione.
gli eventi continuamente accadono, lo stesso gesto...l'evento si ripete.
sublime..
l'eco di un altro sentire.
bagliore avvolto in una gigantesca, penetrante mostruosa vestizione d'ombra.
dev'essere come vedere praga di notte: esperienza da cui non pare lecito salvarsi.
selvatica irruenza.
apparentemente tutto è... muto sordo cieco pietrificato
ma...
solamente di giorno...

postato da: digin alle ore 15:45 | link | commenti
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