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martedì, 19 dicembre 2006

LITANIA

Donna che mi scivoli accanto
Raggio di un ago e di orchestre tempestose
Albero della gomma
Favo inchiodato al soffitto della sera
Casa di spettri a forma di guanto
Lingua di fuoco di un fiammifero e linguetta di bilancia
Abbeveratoio della luna
Catasta di parrucche e di fiori di gelsomino
Bacio di fonte e delle remiganti di un'anatra selvatica
Lastra di ghiaccio tempestata di diamanti
Sorriso di un bambino curvo su una carta astronomica
Corda che emette un suono di flagioletto
Albero di lana di pecora
Veliero sospinto dalla nuvoletta di un sigaro
Notturna salva di stelle
Cartoccio di petali di rosa e di lacrime di Giacarta
Luna nell'occhio di una gatta
Upanishad degli upanishad
Cespuglio di pizzo sbruciacchiato da un lampo
Maschera di organdis
Musica di cetra e di samovar
Burrasca tenuta stretta da una treccia di paglia
Rifugio di nebbie e di uccelli svernanti
Lampada di segnali in onore della venuta di Tristano
Mucchietto di fiocchi di neve
Fiaccola di capelli sulla testa dei girasoli
Ponte marmoreo su un pianto tranquillo
Arcobaleno che va a comporre un periscopio
Flauto addormentato a forma di forbici
Canzoncina di cacciatori e radura dove s'inoltra di notte una cerva
Gomitolo di farfalle e di aghi
Eco di un sogno e di un cúculo
Torre di pioggia di maggio
Sogno di uomini vorace mántide religiosa
Ape che sverna fra le labbra di un candelabro
Splendore di una camera del sale e di specchi
Múrice dell'Adriatico sulla quale come su un pettinino suono le mie canzoni
Donna-fiamma
Donna che ritorni tra le mie carte da gioco
Donna dei miei supplizi di Tántalo
Donna dagli occhi di organetto
Donna col mulino a vento delle madreperle
Donna crudele come la malaria
Donna con strascico di ruscelli in piena
Donna dalle dita ossute che alla fine chiuderai per sempre le mie palpebre

Vítezslav NEZVAL (1900-1958)

postato da: digin alle ore 10:06 | link | commenti (4)
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Sensazione

Nido (Cristina Donà)

Resto tra gli alberi
verso l'interno
lontana dagli altri
con una rosa al polso
ci sono luoghi muti, luoghi fermi
dove annusi lo spazio eterno
io sono un nido sui rami d'inverno

sono visibile
chiaro e pulsante
un cuore esposto
sono una gioia infinita e urlante
sono un brivido esteso all'universo
che rimane fermo
sono un nido sui rami d'inverno

percepisco le foglie cadere
toccare il terreno
guardo i fumi bianchi densi come il marmo
sospesi nel buio

resto tra gli alberi
di un'altra stagione
seguo i movimenti celesti dietro ai segnali
di ali aperte che spostano l'aria in cielo

nei giorni di freddo
la luce attraversa i campi
niente è nascosto
solo linee precise su fondi bianchi
io conto le piume rimaste
che fanno di me un ventre materno
sono un nido sui rami d'inverno

percepisco le foglie cadere
toccare il terreno
guardo i fumi bianchi densi come il marmo
sospesi nel buio

postato da: digin alle ore 09:46 | link | commenti
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Vasche da Bagno



postato da: digin alle ore 09:41 | link | commenti
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ILLUMINAZIONI

Proprio quando non so cosa dire, mi escono dal flusso cerebrale delle
concatenazioni mentali che lasciano spazio agli assurdi più illuminanti.
Ieri sera non avevo voglia di uscire, di parlare. Sono uscita, ho parlato
poco. Concatenato assurdità senza sosta. Sguardi, troppi (come sempre)
avvolti da nuvole di fumo che si mischiano a profumi invadenti di sorrisi
scadenti. La storia si ripete uguale a se stessa. Musica martellante, avrei
voluto essere altrove.
Ieri sera mi hanno detto che sono una tartaruga: esco poco, e molto
lentamente, dal guscio; quando mi faccio vedere in realtà porto solo il mio
corpo a prendere un po’ d’aria perché la testa rimane sempre e comunque nel
guscio.
Ho trascinato il corpo da un locale all’altro, ma è stato come se fossi
rimasta ferma, immobile nello stesso posto. La gente attorno a me non
cambiava. Avrei voluto essere “altrove” per vedere se anche là mi avrebbero
raggiunto gli stessi occhi, le stesse nuvole di fumo mischiate a profumi
invadenti. I sorrisi sempre scadenti, ma più inebetiti dall’alcol.
Quando le assurdità hanno smesso di illuminarmi e il mio corpo non ne ha
voluto più sapere di farsi trascinare , ho tentato di portare il guscio
“altrove”. Ma l’autostrada era chiusa….
E’ stata l’assurdità meno illuminante di tutta la mia serata.

postato da: digin alle ore 09:33 | link | commenti
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mercoledì, 13 dicembre 2006

Marie Antoinette

Sofia Coppola non ha sbagliato colonna sonora nemmeno stavolta. Invade il XII secolo con THE RADIO DEPT, ADAM ANT, THE CURE, SQUAREPUSHER, AIR, THE STROKES, BOW WOW WOW e via rockeggiando. Kirsten Dunst, drogata di champagne, assomiglia a una teenager qualsiasi quando per il suo compleanno Cerimony dei NEW ORDER imperversa con una tragicità dolcissima. E' un'apoteosi assordante di colori. Geniale film ROCKocò.
Migliore traccia musicale scelta? SIOUXSIE ( la dark lady degli anni 80, un fenomeno sociale! ) AND THE BANSHEES : Hong Kong Garden.

da notare: scrittura grafica analoga a quella dei SEX PISTOLS.

postato da: digin alle ore 11:00 | link | commenti
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NOSTALGIA

nostos = ritorno. algos= sofferenza.
la nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.
gli spagnoli dicono anoranza (baffetto sulla N), i portoghesi saudade. parole con sfumature diverse. spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. rimpianto della propria terra... il che è una riduzione spaziale di questa grande nozione.
l'islandese distingue i due termini: soknudur (nostalgia in senso lato) e hiemfra (rimpianto della propria terra) i cechi, accanto alla parola "nostalgia" presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro. la più bella frase ceca che io conosca: STYSKA SE MI PO TOBE. Ho nostalgia di te...
credo come kundera che la nostalgia, alla luce di questa etimologia, appaia come la sofferenza dell'ignoranza. tu sei lontana, e io non so che ne è di te.
voglio sapere...
i francesi dicono je m'ennuie de toi, ma il verbo s'ennuyer è debole, freddo, e comunque troppo lieve per un sentimento così grave. per questo ho scelto di scriverti la mia buonanotte in ceco ieri... anche se il tedesco sehnsucht non è male: DESIDERIO DI CIO' CHE E' ASSENTE.

come Ulisse, il più grande nostalgico di tutti i tempi,
transito verso lidi ignoti.
ma io preferisco l'esplorazione appassionata dell'ignoto rispetto all'apoteosi del noto,
del ritorno.
alla fine preferisco l'infinito (quindi l'avventura, che ha le pretese di non finire mai).
sarei rimasta, ostaggio e amante, con calipso.
non finirei mai di rileggere il quinto canto dell'odissea.
<so anch'io, e molto bene, che a tuo confronto al saggia Penelope per aspetto e grandezza non val niente a vederla... ma anche così desidero e invoco ogni giorno di tornare a casa, vedere il ritorno> omero prosegnue: <così diceva: e il sole s'immerse e venne giù l'ombra: entrando allora sotto la grotta profonda l'amore godettero, stesi vicino uno all'altra>

nel 1950, quando arnold schonberg viveva negli stati uniti da ormai 17 anni, un giornalista americano gli rivolse alcune domande perfidamente ingenue: è vero che gli artisti emigrando perdono la loro forza creatrice? è vero che l'ispirazione inaridisce appena le radici del paese natale cessano di alimentarla?
ci pensi? 5 anni dopo l'olocausto!
e un giornalista americano non perdona a schonberg di non essere legato a quel lembo di terra dove, sotto i suoi occhi, si era scatenato l'orrore degli orrori. non c'è niente da fare. omero rese gloria alla nostalgia con una corona d'alloro e stabilì una gerarchia morale di sentimenti. penelope sta in cima, molto al di sopra di calipso.
penso spesso a calipso. ha amato ulisse. hanno vissuto insieme sette anni. non sappiamo per quanto tempo ulisse avesse condiviso il letto di penelope, ma certo non così a lungo. eppure tutti
esaltano il dolore di penelope e irridono le lacrime di calipso...

postato da: digin alle ore 10:17 | link | commenti (1)
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lunedì, 11 dicembre 2006

Sempre

Gira tutto, intorno. Da qualsiasi parte mi volti la situazione non cambia.
Ora è il soffitto che mi viene incontro, ora è il pavimento che oscilla tra
le pareti pericolosamente inclinate. Mi sposto. Ancora un po’. Anche i tasti
del pc si muovono sovrapponendosi bianco, nero, nero, bianco, bianco, nero.
Spazio. E ancora nero…bianco. Li fisso, ipnotizzata dalle linee che
descrivono tra i passaggi di luce fioca.
Tra poco mi cade la testa, non riesco a sollevarla. Allora mi concentro
recuperando tutte le forze, le poche rimaste vigili.
Ho appena scritto una parola che non trovo più, eppure sono sicura di averla
scritta. Da qualsiasi parte la cerchi, non la trovo più. Provo a
riscriverla: un senso. Ecco, ora è rimasta. Un senso rimane. Anche se le
direzioni sono diverse, un senso c’è. Talvolta sembra scomparire, ma è solo
questione di un istante, che se mi impegno lo ritrovo, nero su bianco.
La testa bisogna [sempre] riuscire a sollevarla. O bianco o nero che sia il
mondo osservato dal nostro sguardo.

due baci, uno bianco, uno nero...

postato da: digin alle ore 16:53 | link | commenti
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L'ODRADEK


di Frank Kafka

"Alcuni fanno derivare la parola Odradek dallo slavo, e cercano di
giustificarne così la conformazione. Altri la fa derivare dal tedesco, pur
ammettendo un’influenza dello slavo. L’incertezza di entrambe le
interpretazioni è la prova migliore che sono errate: e inoltre, nessuna
delle due ci permette di dare un senso alla parola.
Naturalmente nessuno perderebbe il tempo in tali studi se un essere che si
chiama Odradek non esistesse. Ha l’aspetto d’un rocchetto da avvolgersi il
filo, appiattito e a forma di stella; e anzi, sembra davvero rivestito di
filo: ma di pezzi di filo tagliati, vecchi, annodati e mischiati, di diverso
tipo e colore. Non è solo un rocchetto; dal centro della stella esce una
stanghetta trasversale, su cui un’altra se ne articola ad angolo retto.
Grazie a quest’ultima stanghetta da una parte, e a un raggio della stella
dall’altra, l’insieme può star su dritto come su due gambe.
Si sarebbe tentati di credere che questa struttura, una volta, abbia avuto
una forma adeguata a una funzione, e che ora sia rotta. Non sembra invece
che sia così; o, per lo meno, non s’ha nessun indizio in questo senso: da
nessuna parte si vedono accomodature o rotture; l’insieme appare
inservibile, ma a suo modo completo. D’altra parte è difficile dire di più,
perché Odradek è mobilissimo ed è impossibile acchiapparlo.
Può stare in soffitta, nel sottoscala, nei corridoi, nel vestibolo. A volte
passano mesi senza che si faccia vedere; forse si trasferisce nelle case
vicine. Ma sempre ritorna alla nostra. Tante volte, incontrandolo per le
scale, viene voglia di rivolgergli la parola. Naturalmente non gli si fanno
domande difficili, ma anzi (a questo ci porta la sua minuscola statura) lo
si tratta come un bambino. “Come ti chiami?”, gli chiedono. “Odradek”, dice.
“E dove vivi?” “Domicilio incerto”, dice, e ride: ma è una risata senza
polmoni; come un fruscio di foglie secche. Di solito il dialogo finisce lì.
Né queste risposte si ottengono sempre: a volte se ne sta a lungo in
silenzio, come il legno di cui sembra fatto.
Inutilmente mi chiedo che cosa accadrà a lui. Può morire? Tutto ciò che
muore ha avuto prima uno scopo qualsiasi, una qualche attività, e così s’è
consumato. Ma Odradek? Scenderà le scale trascinando filacce tra i piedi dei
miei figli, e dei figli dei miei figli? Non fa male a nessuno, ma l’idea che
possa sopravvivermi è quasi dolorosa, per me".

("Manuale di zoologia fantastica", Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero)

postato da: digin alle ore 16:50 | link | commenti
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lunedì, 04 dicembre 2006

Morgan Hotel, New York City

Suite 218, h.11.34 del mattino

Kate si alza con una certa fatica dal letto matrimoniale, si stiracchia, sbadiglia, si stropiccia gli occhi come una bambina. E' uno di quei pochissimi esseri umani al mondo ad apparire incantevole appena sveglia, credete a me che l'ho vista un mucchio di volte. <E' completamente ordinaria, per questo è così straordinaria> ha detto di lei Alex Katz. Non so, dipende dall'idea che questo pittore ha dell'ordinarietà. In questo momento è nuda davanti a mee toglie il respiro. Mi lascia qui, tra le lenzuola ancora calde. Vista da dove sono io, di spalle, è bellissima, perfetta. Si comporta come se non ci fossi, come se non sapesse che sto osservando ogni suo più piccolo movimento. Come fa? Come fa a non rendersi conto che tutto si ferma al suo passaggio e ogni cosa in questa stanza d'albergo, poltrone tende moquette lampade, tutto si sporge incantato verso di lei? Niente. Completamente indifferente, la donna che è stata definita da W <la musa della nostra generazione> si ferma davanti al frigo bar, si accovaccia per aprire lo sportello e tira fuori una bottiglia da 0.50 di acqua minerale. Poi sparisce verso il bagno. Devo dire che la preferisco così, con qualche chilo in più rispetto a due o tre anni fa. Io con il look heroin-chic non sono mai andata d'accordo. Sarà pure l'Ossessione di Calvin Klein, ma francamente non mi va di uscire insieme a una ragazza che sembra costantemente sul punto di svenire lunga sul pavimento. Per quanto possa suonare stupido, ho come la sensazione di scivolare via da lei.
Io e Kate ieri abbiamo cenato al Milos. Non eravamo sole come avrei voluto, voglio ammetterlo subito per dovere di cronaca, Al tavolo c'erano, oltre a due vecchie amiche di Kate, anche quattro uomini. Probabilmente immagina che inorno a Kate ci sia sempre qualcuno, qualche uomo intendo, ricco, bello o ricco e bello insieme (sono i peggiori). E' la verità. E la mia non è ovviamente una posizione comoda.  Da quando sono con lei (cioè precisamente da un giovedì pomeriggio di sette mesi fa, quando mi ha notato in mezzo a tante altre) ho dovuto abituarmi a questo per così dire affollamento di pretendenti. Mi consola il fatto di aver stabilito con lei un legame considerevolmente duraturo. Poche nella mia posizione possono vantarsi di essere con lei da un tempo così lungo. Ho visto altre abbandonate, dimenticate, sostituite, trattate come stracci. a discolpa di Kate, devo dire che spesso sono stati proprio loro a mollarla sul più bello, a non resistere, a non mostrarsi della stoffa giusta. Al contrario, i'm still standing, come direbbe Sir. Elton. sarò presuntuosa, ma penso di avere qualcosa in più, quel quid che mi fa resistere nelle sue preferenze. Forse sarà per il fatto che sono italiana. E' dura però accompagnarsi alla supermodella <con la carriera più lunga della storia> (Style), che è anche attrice, che adesso di dedica alla musica, fa comunque un numero spropositato di campagne pubblicitarie, e incidentalmente è una delle dieci donne più desiderate del mondo. E' molto dura anche per una con una dedizione grande come la mia. E non sono mancate le situazioni imbarazzanti.
A volte Kate ha fatto amicizia con qualche uomo, e io mi sono trovata con loro. Certo, anche a letto, magari per tutto il tempo, ma insomma si, ero lì. Che potevo fare? Sicuramente non adarmene via. Sono rimasta, e sono stata parte dei loro giochi. Non c'è niente di scandaloso, secondo me. E' stato divertente se devo dirla tutta, mi spiace di avere incontrato Kate solo nel dopo-Johnny Depp. Francamente ho conosciuto situazioni peggiori dei threesome forzati. A volte, ed è stato veramente terribile, mi ha lasciata semplicemente a casa ed è uscita senza di me, tutto per un motivo apparentemente futile: che ci crediate o no, sono stata abbandonata perchè lei potesse indossare dei vestiti. Kate tiene molto alla sua immagine ( non giudicarla male, ti prego, è il suo lavoro) e a volte io semplicemente non posso fare parte del quadro. Mi consolo di queste piccole umiliazionipensando a quanto sia stato importante per me, che sono di estrazione per così dire bassa, incontrarla: ho conosciuto persone che non avrei mai immaginato di conoscere, ho toccato e sono stata toccata da celebrità, sono stata alle sfilate di moda più importanti del mondo, sono salita e scesa da aerei che hanno attraversato il pianeta, sono stata più volte a casa sua, in Inghilterra. Tutto sempre insieme a lei. Kate
Eccola, esce dal bagno. Ha fretta, è evidente da come si muove. Continua a non guardarmi, parla al telefono, qualcuno la sta aspettando giù nella hall. Non ho capito bene cosa debba fare stamattina, forse lo scatto per la pubblicità di un nuovo profumo, sarebbe il nono, credo.
Pensavo che con Opium avessimo già dato. O no, forse è ancora quello dello studio di registrazione. Lo odio. Quando vado li insieme a lei, ne esco che puzzo di fumo come un posacenere, e lei non ci pensa due volte ad allontanarmi. Ci siamo, deve andare via, si ricorda finalmente di me. Si avvicina al letto, mi solleva, mi getta in una sacca. Se c'è una cosa che detesto, è trovarmi insieme alle altre, quelle che dovrebbero essere mie simili. Ah, ma terrò le distanze. Nessuno è qui da tanto tempo come me. Decido di non rivolgere loro la parola. La zip si chiude, rimaniamo al buio. I nuovi arrivati cominciano a scambiarsi commenti preoccupati, incerti sul loro destino. Quanto possono essere noiosi e petulanti. Adesso mi toccherà ancora un pò di tempo qui insieme a loro, e sicuramente un lavaggio, speriamo senza centrifuga, che mi stressa. Poi tra qualche giorno Kate mi riprenderà di nuovo tra le mani e la vita ricomincerà. Devo essere paziente.
Sì, è dura la vita della mutandina-slip di una supermodella.

postato da: digin alle ore 18:25 | link | commenti (2)
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Regina Spektor

indago con Regina nel mio onirismo. con la testa in orbita in un mondo mio.

 

postato da: digin alle ore 17:42 | link | commenti
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