
MENDELSSHON: Sonata in Mi minore per violino e orchestra op.64
Daphne è una piccola pianta misteriosa alla quale Vanni, professore di botanica sui sessanta, ha dato il nome della ninfa che fece innamorare Apollo con il suo sorriso. E' una presenza silenziosa nella casa di questo scienziato geniale e stravagante, uomo spiritoso e lunatico, tenero e cinico, rimasto scapolo per tutta la vita. Daphne è probabilmente la scoperta più importante,
Potrebbe dargli la fama, ma dietro al sorriso c'è un enigma e Daphne ne nasconde uno terribile e salvifico. E ora è lì, in quella stanza, in attesa.
Queste sono le premesse di un testo pluripremiato, che Vittorio Franceschi, autore e protagonista, ha definito "commedia tragica". Insieme a lui due ottime attrici: Laura Curino, nel ruolo della sorella Rosa, che gli si dedica con pazienza, e Laura Gambarin, una sua ex allieva, ancora giovane, tornata a trovarlo con uno scopo poco chiaro.
Lo spettacolo, applauditissimo, è diretto da Alessandro D'Altari, regista cinematografico che ha esordito nella regia teatrale proprio con questa messinscena.
Senza falsi pudori, Franceschi non esita a portare alla ribalta, in un groviglio di grandi sentimenti, i nodi del passato che prima o poi vengono al pettine, la passione di un uomo anziano per una donna assai più giovane, la sua paura di abbandonarsi a lei, come in certe commedie d'altri tempi.
Però il taglio si presenta modernissimo e il tema trattato, quello dell'eutanasia, è senza dubbio tra i più attuali. Il finale tragico, decisamente straziante, non contrasta però con un dialogo arguto e sferzante, scandito da batute corrosive del protagonista, uno scettico disincantato, in perenne contrasto con lo stralunato buonseno della sorella. Se Franceschi è straordinario per la lucida naturalezza con cui si cuce addosso il suo copione, Laura Curino appare a tratti irresistibile e Laura Gambarin li affianca egregiamente.
Renato Palazzi, Linus