
Guardo le nuvole dalla mia finestra notturna, la luna che appare e scompare dietro quelle montagne vaporose, il buio che ogni tanto si striscia di luce e poi torna più buio. Sono una io in una stanza del mondo, il risultato di una serie di cause ed effetti che non saprei spiegarmi. Potevo essere tante cose, tante persone diverse, una suora, una madre, un'impiegata, una donna su un palcoscenico, una suicida, una seduttrice e invece sono quello che sono. Ignorare il motivo profondo di questa identità, se un motivo esiste davvero, mi mortifica. Quale concancatezione cosmica ha raggiunto gli anelli uno dopo l'altro fino ad agganciare il mio? Forse una nuvola che si sposta nel cielo, o un soldato che ha sparato un colpo in aria, o un bacio non dato in un caffè di Vienna o Parigi sono state le premesse che mai conoscerò. Ma alla fine nulla è per caso, di qusto sono certa, quasi certa. Tutto si è predisposto affinchè io esistessi e avessi questa forma bianca e nera. E così io non debbo farmi prendere dalla prima smania e gettarmi via. Ciò che sono oggi non mi piace per niente. Oggi penso che avrei voluto essere altro, ma non saprei dire cosa, e allora mi tengo la mia stanza e la mia veste. Mi tengo stretta a me, aggrappata a un relitto, sperando di arrivare da qualche parte. E poi mi domando: ma io di cosa sarò causa?