Û specenâ la mort, sunt indurment.
E den’ di mè penser sun presuné,
che vègnen a imbrujàm sü la realtâ,
fan serv el corp e lü ’l salta a l’indré,
e quèl che vör el fa, cume ’l vör lü,
sun pü padrun de mì, sun serv del vent.
Inscì la mort la passa e mì la senti.
Me piasarìss tucàla e pö andà via,
cume se fa cuj dònn, tranquilament.
(Spettinata la morte, mi sono addormentato.
Prigioniero dentro ai miei pensieri che vengono
a ingannarmi su cosa sia la realtà,
che fanno servo il corpo e lui salta all’indietro
e quello che vuole fa, come vuole lui,
non sono più padrone di me, ma servo del vento.
Così passa la morte e io la sento.
Mi piacerebbe toccarla e poi andar via,
come si fa con le donne, tranquillamente.)
E lì, il mondo,
e sembra quasi aspettarsi
che tu lo guardi,
che gli dài retta,
che lui, c’è sempre ..
(l'inizio di una poesia di Franco Loi trascritta in italiano)
Quest'amore malato, denutrito, fatto di parole smozzicate;
quest'amore usato, digerito, buttato in pasto al popolo ignorante, come fosse una cosa interessante.
Quest'amore corrotto dalla noia dei grandi amatori della storia,
masticato da cento letterati, vomitato da principi, prelati;
quest'amore che accoglie, che perdona, fatto per gente dalla bocca buona,
è un amore di fradicia letizia, che assolve tutto, pure l'ingiustizia;
quest'amore sciancato, deficiente, sbattuto sulla faccia della gente, come l'osso al cane disperato;
quest'amore scarnito, rosicchiato, coi suoi stracci di corpo denudato;
quest'amore di cui si parla tanto, celebrato con tutte le gran casse;
quest'amore è disceso fra le masse, elargito per grazie del potere perché tutti ne possano godere,
è un amore deforme, malandato, generato dal vecchio capitale tra le cosce del mondo occidentale.
Per questo amore è meglio non cantare, perché non c'è una musica che tenga
per questa mia canzone sgangherata, non so nemmeno cosa la sostenga.
Avesse almeno la grazia più scolata di una puttana, sola, disperata,
piuttosto che la facile malìa, il fascino merdoso di questa borghesia!
Ma quell'amore, che era una certezza, si è assopito con l'ultima carezza.
Ha ripiegato pian piano le sue foglie, rinunciando per ora alle sue voglie.
L'anima mia per questo si è ammalata..., non sogna più, e resta addormentata.
Prima che il vuoto tutto ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.
Prima che il vuoto tutti ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori.
[Gigi Proietti e Roberto Lerici]
Sentimenti per chi? Tu metamorfosi
dei sentimenti in che? -: in paesaggio udibile.
Musica: Tu straniera. Tu spazio del cuore
cresciuto oltre di noi. Tu a noi il più intimo
che, superandoci, di là da noi trabocca –
sacro addio:
poiché il nostro Intimo ci sta intorno come
la più frequentata lontananza, come altra
faccia dell’aria:
pura,
immensa,
non più abitabile.
Musica: respiro delle statue.
Forse: silenzio delle immagini. Tu lingua dove le lingue finiscono. Tu tempo a picco sul cammino dei cuori che passano...